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LA GUARIGIONE DALLA LEUCEMIA OGGI E’ POSSIBILE.

10/18/2013|NEWS
Fino a qualche decennio fa la completa guarigione da leucemia e linfoma sembrava un miraggio, mentre oggi è una realtà per il 70/80% dei pazienti. Paradigma dei miglioramenti ottenuti nel tempo è la Leucemia Mieloide Cronica, che fino ad una ventina d’anni fa portava quasi sempre alla morte ed aveva come unica possibilità terapeutica il trapianto di midollo, ora può essere controllata nel tempo.
Questa malattia, che fino a pochi anni fa poteva essere curata solo con il trapianto di cellule staminali, dopo l’avvento delle terapie mirate, il cui capostipite è imatinib, presenta altissime percentuali di sopravvivenza. Addirittura in caso di Risposta Molecolare Completa alle terapie con i farmaci di seconda generazione come nilotinib potrebbe far seguito la guarigione. Grazie ai nuovi farmaci come nilotinib, nei pazienti che ottengono la risposta molecolare completa, ovvero un livello di cellule patologiche così basso da non poter essere evidenziato con le attuali tecniche di indagine, si potrebbe in futuro addirittura arrivare ad abbandonare le cure perché si è raggiunto un obiettivo fino a qualche anno fa impensabile: la guarigione.
“Mediamente il 40-50 per cento dei pazienti che ottengono la Risposta Molecolare Completa dopo terapia potrebbe raggiungere l’obiettivo della guarigione

La Leucemia Mieloide Cronica (LMC) è una neoplasia maligna causata da un’alterazione acquisita della cellula staminale totipotente del midollo osseo, quella cioè dalla quale si originano tutte le altre cellule del sangue. Questa alterazione, permanente, causa una proliferazione incontrollata delle cellule nel midollo osseo stesso con produzione di un numero elevato di globuli bianchi. I globuli bianchi in eccesso escono dal midollo osseo e vanno a colonizzare il sangue periferico e la milza.
Il termine “cronica” indica che la malattia ha inizialmente un decorso lento, con pochi sintomi, anche se dopo un periodo variabile di alcuni anni , se non correttamente trattata, si trasforma inevitabilmente in una leucemia acuta.

Il cromosoma Philadelphia
La malattia è caratterizzata dalla presenza del cromosoma Philadelphia (Ph), dal nome della città nella quale fu scoperto dal Dr. Peter Nowell e dal Dr. David Hungerford nel 1960.
Questo unico marcatore cromosomico rappresenta l'anomalia genetica specifica della LMC, ed è il risultato di uno scambio (o traslocazione) di DNA tra i cromosomi 9 e 22: tale scambio dà luogo ad un cromosoma 22 più corto, detto appunto Philadelphia.

Epidemiologia
Le leucemie sono responsabili di circa il 3% di tutte le neoplasie, con una prevalenza nel mondo di circa 60-100 casi per milione di abitanti per anno. L'incidenza della Leucemia Mieloide Cronica è di 16 nuovi casi per milione per anno. È una malattia rara nei bambini, in cui non costituisce più del 5% di tutte le leucemie.
Negli adulti la LMC rappresenta circa il 15-20% di tutti i casi di leucemie ed è meno comune della leucemia mieloide acuta (LMA, 33%) e della leucemia linfoide cronica (LLC, 26%) (Dati Usa, Cancer Statistics, anno 1997, su un totale di 28.300 casi). In Italia ogni anno vengono diagnosticati circa 700-800 nuovi pazienti.
L’età media di comparsa della LMC è attorno a 55 anni. Meno del 10% dei pazienti con Leucemia Mieloide Cronica ha meno di vent’anni, mentre il 30% ha più di 60 anni. La malattia colpisce leggermente di più l’uomo che la donna, con un rapporto di 1,3:1. Malattia le cui cause risultano sconosciute nella quasi totalità dei casi, la LMC non è ereditaria e non esiste associazione nota con agenti infettivi. Esiste invece un’associazione tra LMC ed esposizione alle radiazioni ionizzanti. La prima dimostrazione si è avuta facendo l’analisi epidemiologica dei casi di LMC nei sopravvissuti alle esplosioni atomiche belliche di Hiroshima e Nagasaki: la LMC è risultata molto più frequente dell’atteso.

Sintomi ed evoluzione della malattia
I sintomi della LMC, non sempre presenti, comprendono: stanchezza, sudorazione notturna, perdita di peso, senso di tensione addominale (legata alla presenza di una milza ingrandita). Quando la malattia progredisce possono comparire febbre, dolori ossei e all’addome (legati all’ulteriore incremento volumetrico della milza). Negli stadi avanzati la LMC presenta segni e sintomi tipici della leucemia acuta; l’esame del sangue rivela ulteriore incremento dei globuli bianchi con sovvertimento della loro funzione, anemia, aumento o drastica riduzione delle piastrine.
La LMC progredisce attraverso tre fasi caratterizzate da un progressivo peggioramento delle condizioni cliniche. Al momento della diagnosi, il 90% dei pazienti sono in fase cronica, i rimanenti sono già in fase accelerata o blastica.

Fase cronica
I pazienti presentano un elevato numero di globuli bianchi in tutti gli stadi di maturazione e, meno del 10% di cellule indifferenziate (definiti blasti), nel sangue periferico e nel midollo osseo. La fase cronica può durare 5 o 6 anni prima di progredire verso la fase avanzata se non trattata correttamente. Fase accelerata
La fase accelerata è una fase già avanzata della malattia in cui spesso si evidenzia una certa resistenza alle terapie. È caratterizzata dalla presenza nel sangue periferico o nel midollo osseo del 10-30% di cellule indifferenziate. I sintomi peggiorano e comprendono febbre di origine sconosciuta, dolore osseo, sintomi correlati all'ingrossamento della milza o del fegato, come nausea e dolori addominali. Possono manifestarsi diminuzione delle piastrine e anemia progressiva. Si osservano anche nuove e multiple anomalie cromosomiche. La fase accelerata dura in media da 6 a 12 mesi.

Crisi blastica
In circa il 25% dei pazienti la malattia passa dalla fase cronica direttamente alla fase blastica, saltando la fase accelerata.
La crisi blastica, che rappresenta lo stadio terminale della malattia, è caratterizzata dalla presenza di oltre il 30% di blasti nel sangue periferico o nel midollo osseo e da un aumento dei sintomi legato al progressivo e grave scompenso della funzione midollare: facile affaticabilità legata all’anemia, complicanze emorragiche legate alla carenza di piastrine e complicanze infettive legate alla progressiva riduzione/scomparsa di globuli bianchi maturi. I pazienti in crisi blastica hanno una prognosi pessima.
Questa fase è rapidamente fatale con una mediana di sopravvivenza di 3-6 mesi
 

 

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